Milano celebra Roy Lichtenstein, uno dei padri fondatori della Pop Art, con una mostra evento che raccoglie oltre cento opere - quadri e sculture - nelle quali l'artista reinterpreta la tradizione e la rinnova alla luce della sua ricerca estetica.
"Meditazioni sull'arte", questo il titolo dell'esposizione che aprirà al pubblico domani alla Triennale e si concluderà il 30 maggio, per la prima volta fa il punto su questa parte del lavoro di Lichtenstein, forse mano noto rispetto alla produzione dei famosissimi quadri di fumetti, ma che in realtà, come ha spiegato ad Apcom il curatore Gianni Mercurio, ha occupato oltre 40 anni dell'attività dell'artista statunitense scomparso nel 1997 a 74 anni.
"E' sicuramente una mostra molto originale - ha spiegato Mercurio - abbiamo visto tante retrospettive, un po' uguali, dove il centro del tema erano i fumetti. Ma Lichtenstein non ha realizzato solo fumetti. I fumetti sono i suoi quadri più celebri, ma sono stati realizzati solo in due o tre anni".
La mostra milanese si occupa quindi di quello che Roy Lichtenstein ha fatto "oltre" i fumetti, e Mercurio spiega: "La sua preoccupazione principale era quella di vedere come l'arte viene percepita, insomma l'arte come percezione visiva, e questa mostra è un po' un excursus in quello che fu una sorta di museo personale che lui si era creato".
Un museo che, e i visitatori della mostra se ne renderanno conto nelle sale della Triennale, comprende il futurismo, il surrealismo, il cubismo, l'espressionismo astratto, la natura morta, il paesaggio, fino all'arte dei pellerossa: tutti riletti dallo sguardo di Lichtenstein.
"Appropiarsi di una pittura 'storica' - spiega Mercurio nel saggio che accompagna il ricchissimo catalogo edito da Skira - e affrancarla dalla partecipazione emotiva ha rappresentato una delle caratteristiche più pregnanti della poetica di Lichtenstein. Nel riprendere un'immagine creata da altri e nel farla propria, egli ha introdotto in arte il concetto di appropriazione. Un concetto la cui implicazione pratica consisteva nel presentare come propria una copia di una rappresentazione già esistente".
Tra celebri dipinti di grande formato come "Figures in Landscape" del 1977, "Sunrise" del 1965 o il surrealista "Girl with Tear" del 1977 si incontrano opere di ispirazione classica come il Laocoonte del 1988 o orientale come l'impalpabile "Vista with Bridge" del 1966. Inoltre sono esposti per la prima volta alcuni lavori di Lichtenstein degli anni Cinquanta, nei quali l'artista si confrontava con la pittura medievale e con l'arte americana del primo Ottocento.
Particolarmente suggestiva per i milanesi - come ha sottolineato anche l'assessore alla cultura del Comune Massimiliano Finazzer Flory - la grande tela del 1974 "Red Horseman", ispirata al Cavaliere Rosso del futurista Carlo Carrà.
L'esposizione della Triennale è realizzata in collaborazione con The Roy Lichtenstein Foundation e prodotta anche da Alphaomega Art in collaborazione con il Comune di Milano. Nel mese di luglio la mostra sarà poi trasferita al Ludwig Museum di Colonia, dove rimarrà aperta al pubblico fino al 3 ottobre.
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